Perché 12 anni di Plusrew mi hanno insegnato che la risposta giusta non è quella che pensi
Ieri mattina ho aperto Claude e gli ho chiesto: “Come configuro una VPN su macOS?”. Mi ha risposto in 30 secondi, con passaggi chiari, screenshot mentali descritti perfettamente, e persino un alert sui rischi dei provider gratuiti. Poi ho cercato su Google la stessa domanda. Primi risultati: un mio articolo del 2019, un pezzo di Aranzulla del 2021, guide di siti tech con 47 step e 12 banner pubblicitari.
Mi sono fermato e mi sono chiesto: ma che diavolo sto ancora facendo?
Plusrew esiste da 12 anni. L’ho fondato quando le guide “passo-passo” erano oro, quando la gente cercava disperatamente “come fare X” e trovava forumini del 2004 con risposte tipo “risolto, grazie!” senza dire come. Abbiamo scritto migliaia di tutorial. Abbiamo spiegato tutto: da come resettare una password a come configurare un NAS, da quale VPN scegliere a come funziona Docker. E adesso? Adesso c’è ChatGPT, Claude, Gemini, Perplexity. Che ti rispondono. Subito. Gratis. Con pazienza infinita.
La domanda è semplice: ha ancora senso scrivere tutorial?
La mia tesi (e perché mi fa paura)
Sì, i tutorial hanno ancora senso. Ma non per i motivi che pensi, e non nella forma che conosci.
La verità è che l’IA ha ucciso il tutorial “procedurale puro” – quello che ti dice solo “clicca qui, poi qui, poi qui”. Quel contenuto è morto. È ridondante. È peggio dell’IA perché si aggiorna più lentamente, non si adatta al tuo caso specifico, e ti costringe a scorrere 400 parole prima di arrivare al punto (con tutto il SEO filler del mondo).
Ma l’IA non ha ucciso il bisogno di orientamento. Ha solo spostato la domanda. Non è più “come si fa?”, è “perché dovrei farlo così?” e “cosa sto veramente cercando di ottenere?”. E qui i tutorial – quelli buoni – tornano a essere indispensabili. Perché l’IA ti dà la risposta che chiedi, non quella che ti serve davvero.
Il paradosso dell’abbondanza: troppa risposta, poca domanda
Quando hai un’IA che ti risolve qualsiasi problema tecnico in 10 secondi, il problema non è più trovare la soluzione. È sapere cosa stai cercando.
Esempio concreto: mettiamo che tu voglia “velocizzare il Mac”. Vai su Claude, chiedi, ti dà 15 suggerimenti (pulire cache, disabilitare animazioni, controllare Activity Monitor, eccetera). Tutti corretti. Tutti funzionanti. Ma quale devi fare TU? Dipende. Se il problema è il disco pieno, non serve disabilitare le animazioni. Se è RAM satura, pulire la cache non risolve. L’IA ti dà tutte le risposte possibili, ma non sa quale è la tua risposta.
Un buon tutorial – quello che io chiamo “tutorial di secondo livello” – non ti dice solo “come”, ti dice “quando” e “perché”. Ti fa le domande che non sai di dover fare. Ti aiuta a diagnosticare. Ti accompagna nel ragionamento, non solo nell’esecuzione. Questo l’IA ancora non lo fa bene, perché non ha contesto su di te e tende a darti tutto il possibile invece di aiutarti a scremare.
L’IA è veloce, ma il tutorial è tuo
C’è un altro elemento: la permanenza. Quando cerchi qualcosa su Google e trovi un tutorial, quello rimane lì. Puoi tornare. Puoi condividerlo con un collega. Puoi salvarlo. Lo possiedi, in un certo senso.
Con l’IA? La conversazione sparisce. O meglio, è nella cronologia, ma sepolta tra altre 200 richieste. Se tra un mese hai bisogno di rifare quella cosa, devi ri-chiedere. L’IA non “sedimenta” conoscenza per te. È un oracolo usa-e-getta.
I tutorial curati, invece, diventano punti di riferimento. Quando sono fatti bene (e qui sta il problema: molti non lo sono), rappresentano una baseline condivisa che puoi dare per scontata. “Guarda questo articolo di Plusrew sulle VPN” è più comodo di “fammi copia-incollare questa risposta di ChatGPT che ho avuto ieri”. Più affidabile. Più riutilizzabile.
Il nuovo ruolo: da esecutore a consulente
Allora qual è il futuro del tutorial? Secondo me diventa consulenza scalabile. Non ti dico “premi questo bottone”, ti dico “ecco i tre scenari principali, ecco come capire in quale ti trovi, e qui trovi i passaggi per ciascuno”. Diventa meta-guida. Diventa contesto. Diventa perché e quando, lasciando il come specifico all’IA.
Un esempio pratico: invece di scrivere “Come scegliere una VPN”, scrivo “Tre domande da farti prima di scegliere una VPN (e perché la risposta cambia tutto)”. Nel pezzo spiego le differenze reali (privacy vs velocità vs prezzo), i trade-off, i casi d’uso. Poi, per i passaggi tecnici precisi, posso anche dire “chiedi a Claude come configurarla sul tuo dispositivo”. Il valore non è più nella procedura, è nella strategia.
Digressione: quando Aranzulla era rivoluzionario
Vale la pena ricordare perché il modello “Aranzulla” ha funzionato così bene. Nel 2007-2015, internet italiano era un deserto di guide tecniche. I manuali erano in inglese o incomprensibili. I forum erano pieni di saccenza (“basta che leggi il man di grep, è ovvio”). Salvatore Aranzulla ha fatto una cosa semplicissima: ha scritto come parlerebbe un amico paziente. “Apri questo, clicca qui, fatto”. Linguaggio umano. Zero presunzioni. Funzionava perché riempiva un vuoto: quello tra l’utente confuso e la soluzione.
Quel vuoto oggi è riempito dall’IA. Ma ne è nato un altro: quello tra l’utente che non sa cosa vuole e la soluzione che gli serve davvero. È un vuoto più sottile, ma più profondo. Ed è lì che i tutorial devono spostarsi.
Controargomenti: perché forse ho torto
Obiezione 1: l’IA migliorerà, e diventerà anche “consulente”
Giusto. Claude, ChatGPT e gli altri stanno già evolvendo verso il “coaching”, non solo il Q&A. Con il tempo impareranno a fare domande di ritorno, a personalizzare il contesto, a guidare il ragionamento. A quel punto anche il “tutorial di secondo livello” diventa obsoleto.
Mia risposta: forse. Ma c’è un limite strutturale. L’IA è reattiva: risponde a quello che chiedi, ma non ti dice cosa dovresti chiederti domani. Un buon editoriale o tutorial proattivo ti apre prospettive che non sapevi di avere. Ti fa scoprire problemi che non sapevi di avere. L’IA non ti manda una newsletter che dice “ehi, forse dovresti ripensare il tuo backup strategy perché è cambiata questa cosa”. Un sito editoriale sì.
Obiezione 2: la gente preferisce l’IA perché è più veloce, punto
Vero anche questo. Se il tuo unico valore è “ti do la risposta”, l’IA vince. Niente pubblicità, niente scroll, niente SEO filler. È un gioco perso in partenza per i siti tradizionali.
Mia risposta: esatto, se il tuo unico valore è quello. Ma se il valore è “ti faccio pensare meglio al problema”, allora hai ancora spazio. Non competi sulla velocità, competi sulla profondità e sulla scoperta. È un mercato più piccolo? Sì. È morto? No. È il pubblico che vuole capire, non solo eseguire. Ed è il pubblico per cui vale la pena scrivere.
Cosa mi porto a casa (se gestisci un sito tech o scrivi tutorial)
- Non competere sulla procedura: l’IA è più veloce. Sposta il valore su contesto, scenari, scelta strategica.
- Fai domande al lettore: un tutorial non deve solo rispondere, deve insegnare come farsi le domande giuste.
- Cura il “perché”: spiega i trade-off, i rischi, le implicazioni. L’IA ti dice “puoi fare A o B”, ma non ti dice quale ha senso per te.
- Riduci il filler: se il tuo tutorial ha 500 parole di introduzione SEO, sei già morto. L’IA è più diretta.
- Diventa una voce, non un database: scrivi editoriali, punti di vista, analisi. Qualcosa che l’IA non può replicare perché non ha opinione vera.
- Accetta la sinergia: puoi anche dire “per i dettagli tecnici chiedi a Claude”, non è un tradimento. È onestà intellettuale.
- Punta alla permanenza: crea contenuti che diventano riferimenti, non risposte usa-e-getta.
E quindi?
Dopo 12 anni di Plusrew, mi ritrovo a scrivere sempre meno “come fare” e sempre più “perché fare” e “se fare”. È una trasformazione dolorosa, perché significa ammettere che una parte del nostro lavoro è diventata obsoleta. Ma è anche liberatoria: finalmente possiamo concentrarci su quello che l’IA non sa fare. Pensare. Dubitare. Contraddirsi. Cambiare idea.
I tutorial non sono morti. Ma devono evolversi o diventare irrilevanti. La domanda vera non è “ha senso scrivere tutorial?”, è “che tipo di tutorial vale ancora la pena leggere?”. E la risposta, per me, è: quelli che ti fanno venire voglia di fare altre domande.
Tu cosa ne pensi? Sei ancora disposto a leggere un tutorial lungo 1000 parole, sapendo che Claude ti avrebbe dato la risposta in 30 secondi?
Fonti e ispirazioni
Nessuna fonte esterna per questo pezzo: è una riflessione personale basata su 12 anni del mio amato Plusrew.com e sull’esperienza quotidiana di chi lavora con contenuti tech nell’era delle IA generative.









