Ci sono articoli che si scrivono facilmente.
Una recensione ha un prodotto davanti. Una guida ha un problema da risolvere. Una notizia ha qualcosa da raccontare.
Questo articolo no.
È da parecchio tempo che so che prima o poi avrei dovuto scriverlo, ma continuavo a rimandarlo. Forse perché mettere un punto alla fine di una frase è semplice. Metterlo alla fine di dodici anni lo è molto meno.
Il 10 settembre 2014 nasceva Plusrew.com.
Oggi è il 10 settembre 2026.
Sono passati esattamente dodici anni e credo sia arrivato il momento di dirlo nel modo più semplice possibile, senza comunicati, senza formule aziendali e senza inventarmi qualche elegante espressione per rendere tutto meno definitivo:
il progetto del blog professionista Plusrew.com finisce qui.
Non Plusrew nella mia memoria. Non le persone che ho conosciuto. Non quello che ci ha insegnato.
Ma questa avventura editoriale, per come l’abbiamo conosciuta, sì.
Quando tutto questo sembrava una follia
Nel 2014 avevo 21 anni.
Plusrew nacque da un’idea molto semplice: parlare di tecnologia in un modo comprensibile.
Io, Andrea, Francesco e Matteo volevamo costruire qualcosa di nostro. Non credo che nessuno di noi potesse realmente immaginare dove sarebbe arrivata quella cosa iniziata davanti a uno schermo, tra articoli, idee, messaggi e una quantità francamente imbarazzante di entusiasmo.
La filosofia, però, era già quella che sarebbe rimasta negli anni.
Nella pagina dedicata alla redazione abbiamo scritto che Plusrew nasceva per aiutare le persone a comprendere e comprare i prodotti tecnologici con la maggiore semplicità possibile. Volevamo usare un linguaggio quotidiano, evitare i tecnicismi quando non servivano e parlare soprattutto dell’utilizzo reale dei prodotti, perché non tutti hanno voglia di leggere benchmark e stress test per capire se uno smartphone, un computer o un televisore faccia al caso loro.
In fondo, era tutto qui.
La tecnologia doveva essere per tutti.
Una frase che oggi sembra quasi banale.
Nel 2014, un po’ meno.
Erano gli anni in cui uno smartphone nuovo riusciva ancora a creare una sensazione di scoperta. Installare una ROM, provare un’app appena uscita, confrontare due telefoni o collegare qualcosa in wireless poteva diventare un articolo letto da migliaia di persone.
Google era la porta principale verso la conoscenza online. Cercavi un problema, trovavi un sito, leggevi qualcuno che aveva dedicato un pomeriggio a spiegarti come risolverlo.
YouTube cresceva. Facebook era ancora una piazza dove costruire community. I blog avevano una voce, un’identità, persino un volto.
E noi volevamo esserci.
Poi, incredibilmente, qualcuno iniziò a prenderci sul serio
Credo che una delle sensazioni più difficili da spiegare oggi sia quella delle prime aziende che decisero di fidarsi di noi.
Perché per noi erano enormi.
Panasonic, soprattutto.
La cito per prima perché occupa un posto particolare nei miei ricordi. Già nel gennaio 2015 su Plusrew usciva la recensione di un televisore Panasonic Viera. Negli anni il rapporto con il mondo Panasonic e Lumix sarebbe continuato, fino ad arrivare, per esempio, alla Lumix S1 fornita da Panasonic Italia alla nostra redazione per la recensione.
Oggi posso guardare quelle pagine con una certa tenerezza.
All’epoca, però, significava tantissimo.
Significava che qualcuno dall’altra parte di una mail aveva guardato quel progetto creato da ragazzi di Trieste e aveva pensato: sì, possiamo fidarci di loro.
Poi sono arrivate altre aziende, prodotti da provare, comunicati, eventi, anteprime, contatti, telefonate, spedizioni.
E ogni volta Plusrew diventava un po’ meno “quel sito che abbiamo aperto” e un po’ più una realtà vera.
Non necessariamente enorme.
Ma vera.
Plusrew, però, non è mai stato un dominio
Se dovessi scegliere la cosa più importante di questi dodici anni, non sceglierei un articolo.
Non sceglierei una recensione.
Non sceglierei una statistica di Analytics.
Sceglierei le persone.
Negli anni dalla redazione di Plusrew sono passate oltre trenta persone.
Alcune per poco tempo. Alcune per anni. Alcune hanno scritto decine o centinaia di articoli. Alcune hanno lasciato una traccia soprattutto dietro le quinte.
Non riuscirei a nominarle tutte senza rischiare di dimenticare qualcuno, e sarebbe probabilmente il modo peggiore di scrivere questo saluto.
Ma alcuni nomi voglio scriverli.
Samuel. Francesco. Alessandra. Edoardo. Alessio. Daphne. Sebastiano.
E naturalmente Andrea, Francesco e Matteo, che erano lì quando questa storia ancora non era una storia.
Ognuno ha portato qualcosa.
Un modo diverso di scrivere. Una passione. Una competenza. Una battuta in chat. Un articolo consegnato in ritardo. Un prodotto da recensire. Una discussione infinita su un titolo. Una serata passata davanti al computer invece di fare qualcosa di decisamente più sensato.
Ci siamo conosciuti attraverso Internet quando Internet riusciva ancora a fare una cosa meravigliosa: trasformare perfetti sconosciuti in persone con un progetto comune.
E poi ci sono tutti quelli che nella redazione non sono mai comparsi.
Gli amici.
Le compagne e i compagni.
Le famiglie.
Le persone che hanno sopportato telefonate, scatoloni, eventi, ore davanti al PC, “aspetta cinque minuti che devo finire questo articolo”, prodotti sparsi ovunque e conversazioni incomprensibili sul posizionamento di una keyword.
Quelli che sono stati, come diremmo oggi, IRL.
Silenziosamente presenti, ma realmente presenti.
Anche a voi va una parte enorme di questo grazie.
Plusrew ha cambiato anche la mia vita
C’è poi un pezzo di questa storia che inevitabilmente riguarda me.
Perché Plusrew non è stato semplicemente qualcosa che facevo.
È stato, per molti anni, uno dei luoghi nei quali ho imparato chi volevo diventare.
Due anni dopo la nascita del sito, l’esperienza costruita con Plusrew iniziò a generare le prime opportunità professionali. Come ho raccontato nelle Cronache di un Sarto Digitale, nel 2016 arrivarono le prime proposte lavorative legate anche alle competenze SEO sviluppate nel frattempo. Da lì arrivarono la partita IVA, l’idea di costruire qualcosa di più grande e infine quello che sarebbe diventata la mia Web Agency: SartiDigitali.
È strano pensarci.
Oggi SartiDigitali è la mia azienda, il mio lavoro e una parte importante della mia quotidianità.
Ma seguendo il filo abbastanza indietro, a un certo punto si torna sempre lì.
A Plus.
A un blog tecnologico aperto da quattro ragazzi.
Non so se senza Plusrew avrei fatto comunque questo mestiere. Forse sì. Forse avrei trovato un’altra strada per arrivarci.
So però che questa strada è iniziata qui.
Plusrew mi ha insegnato a scrivere. A parlare con un’azienda. A gestire un progetto. A sbagliare. A prendere una decisione. A capire Google. A vendere un’idea. A coordinare persone. A ricevere critiche. A cambiare opinione.
Mi ha insegnato soprattutto una cosa che ancora oggi cerco di portarmi dietro: dietro a ogni numero c’è qualcuno.
Dietro una visita c’è una persona.
Più di un milione di volte, dall’altra parte c’eravate voi
In questi dodici anni oltre un milione di lettori sono passati da Plusrew.
Scriverlo fa uno strano effetto.
Un milione.
Naturalmente non ci siamo mai incontrati tutti. Molti saranno arrivati da Google, avranno trovato la soluzione a un problema e non avranno nemmeno guardato il nome del sito.
Ed è giusto così.
Magari qualcuno ha comprato un telefono dopo una nostra recensione.
Qualcuno ha risolto un problema seguendo una guida.
Qualcuno ha scoperto un videogioco.
Qualcuno si è iscritto al nostro gruppo Facebook, dove negli anni abbiamo provato a costruire uno spazio fatto di discussioni, consigli e opinioni sulla tecnologia.
Qualcuno ci ha insultato nei commenti.
Succedeva anche quello.
E probabilmente qualcuno sta leggendo questo articolo dopo essere arrivato qui anni fa per cercare una soluzione a un problema completamente dimenticato.
È questa la cosa bellissima dei siti web.
Lasciano piccole tracce nelle vite degli altri senza quasi accorgersene.
Nel frattempo la tecnologia è diventata un’altra cosa
La tecnologia del 2014 e quella del 2026 sembrano appartenere allo stesso mondo, ma in realtà raccontano due epoche diverse.
Una volta andavamo online.
Oggi siamo online praticamente sempre.
Una volta la tecnologia era qualcosa che compravi: uno smartphone, un computer, una console.
Oggi è sempre più qualcosa dentro cui vivi.
È nei pagamenti, nell’auto, nella casa, nel lavoro, negli elettrodomestici, nelle fotografie, nella televisione, negli orologi. È negli algoritmi che decidono cosa vediamo e nelle intelligenze artificiali con cui ormai conversiamo.
Anche raccontarla è cambiato completamente.
Per anni una parte enorme del lavoro di Plusrew è stata rispondere alle domande.
“Come faccio a…?”
“Quale compro?”
“Come funziona?”
Nel 2026 puoi fare molte di quelle domande direttamente a un’intelligenza artificiale e ottenere una risposta in pochi secondi.
Qualche mese fa, proprio qui su Plusrew, mi sono chiesto provocatoriamente se i tutorial fossero morti. La conclusione a cui ero arrivato era che non basta più spiegare come fare qualcosa: bisogna aiutare le persone a capire perché, quando e soprattutto se abbia senso farla.
In un certo senso penso che quell’articolo fosse già un piccolo saluto, anche se mentre lo scrivevo forse non volevo ancora ammetterlo.
Il mondo nel quale era nato Plusrew non esiste più.
E non lo dico con nostalgia tossica.
Per molti versi quello di oggi è migliore.
Abbiamo strumenti incredibili. Possiamo accedere a una quantità di conoscenza che nel 2014 sarebbe sembrata fantascienza. La tecnologia è più potente, più accessibile e, quando viene usata bene, riesce davvero a migliorare la vita.
Ma qualcosa è cambiato.
Nel 2014 cercavamo informazioni.
Nel 2026 siamo sommersi dalle risposte.
Forse il problema, oggi, è imparare nuovamente a scegliere le domande.
Perché chiudere, allora?
È probabilmente la domanda più ovvia.
Perché chiudere qualcosa che ha dodici anni di storia?
Perché le cose cambiano.
Le persone cambiano.
Io sono cambiato.
A un certo punto bisogna riuscire a distinguere tra continuare qualcosa perché la ami e continuare qualcosa soltanto perché hai paura di lasciarla andare.
E io Plusrew lo amo troppo per trasformarlo definitivamente in qualcosa che esiste solamente perché “è sempre esistito”.
Negli anni il tempo che potevo dedicargli è diventato sempre meno. Sono cresciute altre realtà, altri progetti, altre responsabilità. Quel ragazzo di 21 anni che poteva passare ore davanti a una recensione oggi ha una vita completamente diversa.
Non migliore o peggiore.
Diversa.
Continuare per inerzia sarebbe probabilmente il modo meno rispettoso di trattare ciò che Plusrew è stato.
Le cose importanti non devono necessariamente durare per sempre per essere state importanti.
Forse è questa la frase che ho impiegato dodici anni a capire.
Non è stato solo un blog
Guardandolo da fuori, Plusrew è stato un sito di tecnologia.
Recensioni.
News.
Guide.
Videogiochi.
Smartphone.
Computer.
Fotografia.
E mille altre cose finite nel menu del sito nel corso degli anni.
Ma per chi ci è passato dentro, Plusrew è stato molto altro.
È stato un primo lavoro.
Una palestra.
Un’amicizia.
Una voce.
Una possibilità.
Per qualcuno forse semplicemente un periodo divertente della propria vita.
Per me è stato tutto questo insieme.
E sarebbe impossibile raccontare davvero questi dodici anni con un articolo, perché la parte più importante non è mai stata pubblicata.
È rimasta nelle conversazioni.
Nelle persone conosciute.
Nelle opportunità nate.
Negli errori fatti.
Nei messaggi mandati alle due di notte.
Nelle volte in cui ci siamo detti “questa cosa sta diventando seria”.
E nelle volte in cui, inevitabilmente, abbiamo pensato di mollare tutto.
Grazie
Questa volta non ho una conclusione intelligente.
Non ho una previsione sulla tecnologia dei prossimi dieci anni.
Non ho un consiglio da darvi.
Ho soltanto molti grazie.
Grazie alle aziende che hanno deciso di credere in noi quando avrebbero potuto tranquillamente ignorarci.
Grazie a Panasonic, che per me rimarrà sempre legata ai primi momenti in cui ho capito che Plusrew poteva davvero diventare qualcosa.
Grazie a tutte le aziende, grandi e piccole, che negli anni ci hanno mandato un prodotto, invitato a un evento, dato un’informazione, risposto a una domanda o semplicemente trattato come interlocutori seri.
Grazie a chi ha scritto anche un solo articolo.
Grazie a chi ne ha scritti centinaia.
Grazie a chi è rimasto.
Grazie anche a chi se n’è andato.
Grazie a Samuel, Francesco, Alessandra, Edoardo, Alessio, Daphne, Sebastiano e alle oltre trenta persone che hanno lasciato qualcosa nella redazione.
Grazie ad Andrea, Francesco e Matteo, perché prima che esistesse Plusrew esisteva soltanto l’idea di Plusrew. E quella parte della storia sarà sempre nostra.
Grazie agli amici e alle famiglie che sono stati dietro le quinte di tutto questo.
E grazie soprattutto a voi.
A chi ci ha letto una volta.
A chi ci ha seguito per anni.
A chi ci ha criticato.
A chi ci ha scritto una mail per ringraziarci.
A chi ha trovato una nostra guida su Google alle tre del mattino perché qualcosa non funzionava.
A chi ha aperto una nostra recensione prima di spendere i propri soldi.
A chi magari oggi non ricordava nemmeno più di essere passato da qui.
Siete stati oltre un milione.
Io continuo a fare fatica a rendermene conto.
Il 10 settembre 2014 Plusrew iniziava con una convinzione molto semplice: la tecnologia deve essere comprensibile da tutti.
Dodici anni dopo, in un mondo tecnologicamente irriconoscibile, penso che quella convinzione abbia ancora senso.
Forse più di prima.
Solo che da domani non sarò più io a raccontarvela da queste pagine.
Ed è difficile scriverlo.
Ma è giusto così.
Plusrew.com finisce qui.
Quello che Plusrew ha significato, invece, me lo porterò dietro per tutta la vita.
Grazie per essere stati dall’altra parte dello schermo.
Davvero.
Daniele
Plusrew.com e qualsiasi sua presenza social andrà officialmente offline il 31/12/2026.









