Caso privacy Apple, il Senato all’attacco

1 273

Apple e privacy sono due parole che non vanno esattamente a braccetto: come molti di voi ricorderanno, si è spesso vociferato di uso improprio dei dati raccolti dagli iPhone e la presenza di backdoor in iOS è stata quasi appurata. Questa volta la storia è differente, in quanto l’FBI ha chiesto al colosso di Cupertino di creare una backdoor in grado di superare il codice di sblocco dell’iPhone 5C dell’attentatore di San Bernardino (strage avvenuta il 2 dicembre 2015 in cui hanno perso la vita sedici persone, compresi i due coniugi killer), ricevendo un secco rifiuto.

Il giudice ha richiesto in particolare di prevenire la cancellazione dei dati su hard disk dopo dieci tentativi falliti, eliminare il blocco dell’inserimento del codice dopo n tentativi per diverso tempo e la possibilità per i cracker dell’FBI di inserire il codice da un dispositivo esterno che non sia il touchscren del cellulare. Quest’ultima richiesta permetterebbe un attacco brute force che però potrebbe richiedere molto tempo e compromettere i dati.

Il rifiuto di Apple a fornire una back door ha provocato la reazione della Commissione Intelligence del Senato, che starebbe lavorando ad una proposta di legge per rendere reato federale il comportamento dell’azienda californiana, sotto la persona del Senatore Richard Burr, repubblicano. La bozza non è ancora stata terminata, e secondo il Wall Street Journal sarà difficile un appoggio dei democratici alla proposta, data anche la posizione dell’opinione pubblica dopo lo scandalo Datagate di poco tempo fa, che non digerirebbe un’altro attacco alla privacy dei cittadini.

privacy Apple
John McAfee, compassato creatore dell’omonimo antivirus

A far da mediatore tra le parti è intervenuto McAfee, eccentrico imprenditore creatore dell’omonimo antivirus, che si è proposto di sbloccare gratuitamente l’iPhone dell’attentatore, in modo che Apple non debba inserire una backdoor ed evitare che essa possa venire poi riprodotta su altri dispositivi. La mossa di McAfee sembra pura pubblicità, visto che ciò che farebbero i suoi cracker sono in grado di farlo (probabilmente meglio) anche quelli dell’FBI, ovvero un attacco brute force, l’unico modo per oltrepassare il complicatissimo sistema di sicurezza di iOS.

Comunque Apple dovrà presentarsi in tribunale il 22 marzo, dove dovrà rispondere del rifiuto all’imposizione governativa che sa molto di Patriot Act, elemento che potrebbe far pendere la bilancia dalla parte dell’azienda della mela.

close
Iscriviti alla newsletter!

È super facile restare aggiornati 🤟

Ricevi ogni settimane le ultime notizie e guide targate Plusrew.com