Selection – Episode 4

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“Vincitore di oltre 80 premi” recita il retro della confezione di BioShock Infinite: dovrebbe essere sufficiente a convincere un videogiocatore che non conosce la serie ad acquistarlo. E’ proprio ciò che è accaduto a me, che non avevo mai giocato un titolo della saga nonostante ne fossi stato da sempre affascinato sopratutto per le ambientazioni steampunk. Un giorno mi ritrovo a rovistare in un cestone di giochi all’Euronics e vedo, a 10€, proprio BioShock Infinite: il problema è che si trova nelle mani di un bambino che avrà avuto al massimo dieci anni. A quel punto inizio a dileggiare il titolo 2K e gli consiglio Medal Of Honor Warfighter: il depistaggio funziona e riesco così ad aggiudicarmi l’ultima copia del gioco.

Trama

La storia inizia con il protagonista, l’ex agente della Pinkerton Booker DeWitt, trasportato verso un’isola faro con una barca a remi. Viene lasciato su quest’isola con l’obiettivo di “trovare la ragazza e annullare il debito”. Arrivato in cima al faro, si siede su una poltrona rossa che si rivelerà poi una capsula che lo porterà fino a Columbia, la città volante fondata da Zachary H. Comstock. Arrivato in città, DeWitt incontra l’uomo e la donna che lo avevano condotto sull’isola, che gli propongono di fare un testa o croce senza apparenti motivi. Esce croce: Booker è quindi libero di proseguire verso Monument Island, luogo in cui dovrebbe trovarsi la ragazza. Mentre si dirige verso la sua meta, una ragazza lo convince a tentare la sorte nella lotteria cittadina. Un telegramma ricevuto da ignoti lo avvertiva, tra le altre cose, di evitare il 77; DeWitt pesca proprio il 77, e vince così il suo premio: può tirare una palla da baseball ad un ragazzo bianco ed una ragazza nera. Emerge così il razzismo della società di Columbia, una società che all’occhio esterno può sembrare perfetta ed utopica, ma che nasconde molti lati oscuri al proprio interno. Quando il nostro personaggio sta per scagliare la palla (si può scegliere se lanciarla alla coppia oppure al presentatore Jeremia Fink, figura che ritroveremo più avanti), due poliziotti lo bloccano perchè hanno notato le lettere AD sulla sua mano destra, lettere che secondo il profeta e leader di Columbia padre Comstock sono quelle che identificano il “falso pastore“, colui che è venuto in città per portare l’Agnello, ovvero il figlio di Comstock, sulla strada sbagliata. Dobbiamo quindi difenderci e farci strada fino a Monument Island affrontando altri poliziotti per arrivare alla ragazza e liberarla.

 

Contenuti
L’ambientazione di BioShock è decisamente steampunk: siamo infatti nel 1912 e possiamo ammirare, nella città fluttuante di Columbia, diverse creazioni delle industrie Fink, come cavalli meccanici, robot sentinelle e tanto altro. Tra le molte meraviglie dell’ingenieria, mi ha particolarmente colpito Handyman, un uomo affetto da tumore terminale a cui viene innestato uno esoscheletro meccanico caratterizzato da enormi mani. Gli edifici sono in pieno stile Liberty, così come l’abbigliamento dei personaggi e le armi rispecchiano (più o meno fedelmente) lo stile di quegli anni. I luoghi sono decisamente variegati: si va dalla tranquilla e allegra Columbia di inizio gioco, passando per le baracche disperate dei lavoratori per arrivare fino al manicomio dove vivono i “pazzi lobotomizzati”. Tema fondamentale di questo titolo è la religione: il Profeta Comstock, il nostro principale antagonista, rappresenta perfettamente il fondamentalismo religioso atto a mascherare semplici interessi personali. Comstock usa la religione per indottrinare il suo popolo e offrirgli un nemico, il Falso Pastore: ma la gente di colore, sfruttata al pari degli animali dal monopolista Fink, sta da tempo mettendo in atto una rivolta sotto la guida di Daisy Fitzroy, rivolta che poi esploderà con esiti terribili.

Una panoramica di uno dei quartieri volanti di Columbia
Una panoramica di uno dei quartieri volanti di Columbia

Altro tema sono i viaggi interdimensionali, possibili grazie agli squarci aperti da Elizabeth, la ragazza per cui siamo stati mandati a Columbia. Questi squarci permettono appunto di sportarsi tra un universo e l’altro, tra una realtà e un’altra: voi in universo potreste leggere questo modesto articolo, mentre in un altro potreste fare qualsiasi altra cosa ed essere una persona totalmente diversa. La vera protagonista del gioco è proprio la stessa Elizabeth, una ragazza dalle straordinarie capacità che è stata rinchiusa fin da piccola all’interno di una torre e non ha mai incontrato nessuno eccetto l’enorme Songbird, creatura alata meccanica che ha lo scopo di proteggerla.

“Il seme del Profeta siederà sul trono e ricoprirà di fiamme le montagne dell’uomo”

Passiamo al commento del gameplay vero e proprio: nulla da segnalare. Combattimenti normali, senza cioè particolari pregi o difetti: l’IA degli avversari è nella norma e le armi sono le solite che troviamo in ogni sparatutto: fucili, mitragliatrici, lanciagranate e lanciarazzi. L’energia è visualizzata attraverso la cara vecchia “barra della vita” che possiamo ricaricare con i kit medici sparsi per la mappa o acquistabili dai distributori automatici oppure mangiando. Abbiamo la possibilità di utilizzare dei Vigor, ovvero delle bevande che ci permettono di avere delle abilità straordinarie da utilizzare a nostro favore: lanciare delle granate infuocate oppure far passare dalla nostra parte gli esseri meccanici come i robot e le torrette.

Dal punto di vista del gameplay quindi nulla che ci faccia saltare sulla sedia, ma la storia vale tutti i miei 10€ spesi, forse anche qualcosa in più, facciamo 12. Il continuo salto tra una dimensione e l’altra vi impegnerà a capire quale sia l’universo di vostra appartenenza, inutilmente. Il finale è qualcosa di _inserire aggettivo superlativo_ che da solo basta a far entrare BioShock Infinite nella mia Selezione.

 

 

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